Dengue in Toscana: il virus, il vettore e una geografia che cambia
Autori
- Camillo Di Nizio, Guglielmo Arzilli, Fabrizio Gemmi
La Febbre Dengue quest’anno aveva già iniziato a richiamare l’attenzione in Toscana nel corso dell’estate. A metà agosto erano stati segnalati alcuni casi a Firenze e Livorno e, verso la fine del mese, un’ulteriore infezione nell’Empolese, episodi che si inseriscono in un quadro ancora caratterizzato prevalentemente da casi associati a viaggi in aree nelle quali il virus circola stabilmente. Nei primi giorni di settembre, però, la situazione ha assunto un rilievo diverso, quando l’attenzione si è concentrata su un’area circoscritta tra Piombino e Baratti, frequentata nel mese di agosto da diverse persone nelle quali è stata successivamente confermata l’infezione. Come ricostruisce l’approfondimento dell’ARS Toscana dedicato alla Dengue in Italia e nella nostra regione, la successione di queste segnalazioni ha portato a rafforzare ulteriormente l’attenzione sul territorio e sulle misure di controllo del vettore. Sono così proseguite le attività di sorveglianza epidemiologica, accompagnate dagli interventi di disinfestazione e dalla ricerca e rimozione dei possibili focolai larvali (1).
Quanto sta accadendo in Toscana non rappresenta un fenomeno isolato e offre piuttosto l’occasione per osservare da vicino un cambiamento che interessa ormai buona parte dell’Europa. Dengue, Chikungunya e West Nile sono infezioni molto diverse tra loro per ciclo di trasmissione e caratteristiche epidemiologiche, ma condividono un elemento essenziale: la loro distribuzione geografica non può più essere letta attraverso la semplice contrapposizione tra Paesi tropicali e Paesi europei. Viaggi internazionali, diffusione dei vettori, modificazioni ambientali e climatiche e presenza di condizioni favorevoli alla loro riproduzione stanno progressivamente rendendo più permeabili confini che fino a pochi anni fa sembravano molto più definiti.
Quando un virus viaggia, ma la zanzara è già arrivata
La maggior parte dei casi di Dengue diagnosticati in Italia continua ad avere origine all’estero. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornati al 1° settembre, dall’inizio del 2026 erano stati confermati 227 casi, dei quali tre classificati come autoctoni, due con esposizione in Puglia e uno in Toscana; tutti gli altri erano invece associati a viaggi internazionali e, tra questi, oltre la metà riportava come luogo di esposizione le Maldive (2).
Dietro la distinzione apparentemente semplice tra un caso importato e uno autoctono si trova uno dei passaggi più importanti nella dinamica di queste infezioni. Una persona può contrarre il virus durante un viaggio, rientrare in Italia mentre il virus è ancora presente nel sangue ed essere punta da una zanzara capace di acquisirlo; se quella stessa zanzara, dopo il tempo necessario perché il virus diventi trasmissibile, punge un’altra persona, la catena epidemiologica cambia natura. Il virus è arrivato dall’estero, ma la nuova infezione è avvenuta sul territorio.
È qui che entra in scena Aedes albopictus, la comune zanzara tigre, ormai parte integrante del territorio italiano. Le mappe dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e dell’European Food Safety Authority (EFSA) aggiornate ad aprile 2026 mostrano infatti una presenza stabilizzata della specie in tutte le 107 unità territoriali italiane considerate, un dato che rende immediatamente comprensibile perché oggi un caso importato di Dengue o Chikungunya abbia un significato diverso rispetto a quando il vettore non era ancora così ampiamente insediato (3).
Fig.1 - Distribuzione nota di Aedes albopictus in Europa, aprile 2026. La specie risulta stabilmente presente sull’intero territorio italiano considerato dalla sorveglianza ECDC/EFSA (3)

Il punto, quindi, non è tanto che questi virus riescano ad arrivare in Italia: i movimenti internazionali rendono questa eventualità possibile da tempo. Ciò che è cambiato è soprattutto il contesto nel quale arrivano, perché possono oggi incontrare sul territorio un vettore competente e, durante i mesi più favorevoli, trovare le condizioni necessarie per avviare una trasmissione locale (4).
BOX 1: IMPORTATO O AUTOCTONO?Un caso importato è un’infezione acquisita durante un soggiorno in un’area nella quale il virus circola. Un caso autoctono, invece, indica un’infezione acquisita localmente, senza un viaggio compatibile con l’esposizione. Riconoscere rapidamente questo passaggio è fondamentale perché permette di orientare le indagini epidemiologiche e gli interventi di controllo del vettore proprio nelle aree nelle quali potrebbe essersi avviata una catena di trasmissione (2). |
Dengue e Chikungunya, due virus sulla stessa rotta
La stessa zanzara che rende possibile la trasmissione locale della Dengue è in grado di trasmettere anche il virus Chikungunya. L’Italia ne ha già fatto esperienza in passato, con episodi autoctoni documentati, mentre nel 2026 i dati disponibili fino alla fine di luglio indicavano 19 casi confermati, tutti associati a viaggi internazionali, in particolare alle Seychelles (2,5).
Fig.2 - Tasso di notifica dei casi di Chikungunya per 100.000 abitanti nel periodo maggio-luglio 2026. Fonte: ECDC

Guardando oltre i confini nazionali, tuttavia, il quadro mostra quanto rapidamente la situazione possa cambiare. Al 2 settembre 2026 la Francia aveva già notificato 46 casi di Chikungunya acquisiti localmente, distribuiti in otto cluster, sette dei quali ancora attivi al momento dell’aggiornamento ECDC (6).
Dengue e Chikungunya diventano così due esempi particolarmente efficaci per comprendere il nuovo scenario europeo. Non si tratta semplicemente di malattie “tropicali” che occasionalmente vengono diagnosticate in un viaggiatore al rientro dalle vacanze, ma di virus che possono essere introdotti ripetutamente in territori nei quali il loro vettore è ormai stabilmente presente. La possibilità che da un singolo caso importato si passi a una trasmissione locale dipende da numerosi fattori e non è affatto automatica, ma è proprio la combinazione tra presenza del vettore, temperatura, stagione, densità delle zanzare e tempestività degli interventi a determinare se la catena si interromperà oppure riuscirà a proseguire (4,6).
West Nile, una storia diversa nello stesso paesaggio
Se Dengue e Chikungunya condividono il ruolo centrale della zanzara tigre, la West Nile racconta una storia epidemiologica differente. Il virus viene mantenuto in natura principalmente attraverso un ciclo che coinvolge gli uccelli selvatici e le zanzare del genere Culex, mentre l’uomo e altri mammiferi, tra cui gli equidi, rappresentano ospiti accidentali. Proprio questa caratteristica fa della West Nile uno degli esempi più concreti di come il concetto di One Health possa tradursi nella pratica quotidiana della sanità pubblica (7).
Per comprenderne la circolazione, infatti, non è sufficiente aspettare la comparsa di casi nell’uomo. La sorveglianza italiana integra informazioni provenienti dalla popolazione umana, dagli animali e dai vettori e comprende anche le positività identificate attraverso i controlli sui donatori di sangue, organi, tessuti e cellule.
Le mappe prodotte durante l’estate restituiscono molto bene questa dimensione. Al 2 settembre erano stati segnalati in Italia 521 casi confermati di infezione da West Nile nell’uomo, mentre la circolazione del virus risultava dimostrata complessivamente in 75 province di 19 Regioni, Toscana compresa (8).
Fig.3 - Evoluzione delle province italiane con dimostrata circolazione di West Nile Virus tra il 26 agosto e il 2 settembre 2026. La sorveglianza considera evidenze rilevate nell’uomo e/o nell’animale vettore. Fonte: Istituto Superiore di Sanità (8)

Non si tratta quindi soltanto di contare i malati, ma di osservare contemporaneamente segnali provenienti da parti diverse dello stesso ecosistema, in modo da ottenere un’immagine più completa della presenza del virus sul territorio.
Ed è proprio questa differenza a rendere interessante mettere West Nile accanto a Dengue e Chikungunya: tre arbovirosi che possono condividere la stessa stagione e lo stesso territorio, ma che richiedono occhi epidemiologici diversi per essere intercettate e controllate.
Una mappa che cambia insieme all’ambiente
Sarebbe però riduttivo spiegare l’espansione geografica delle arbovirosi attribuendola esclusivamente al cambiamento climatico. Le temperature più elevate e il prolungamento delle stagioni favorevoli all’attività delle zanzare possono certamente ampliare le finestre temporali nelle quali la trasmissione è possibile, ma agiscono insieme a molti altri elementi, dalla mobilità internazionale alla globalizzazione degli scambi, dall’urbanizzazione alla disponibilità di piccoli ristagni d’acqua nei quali alcune specie riescono a riprodursi con grande efficienza.
Il risultato è un sistema dinamico nel quale la geografia del rischio può modificarsi anche nel corso di pochi anni. Per questa ragione le mappe dei vettori stanno diventando importanti quanto quelle dei casi: sapere dove è stato diagnosticato un virus racconta ciò che è già accaduto, mentre conoscere la distribuzione delle zanzare competenti aiuta a comprendere dove potrebbe accadere se il virus venisse introdotto nelle condizioni favorevoli (3,9).
La sorveglianza, in questo senso, non è soltanto uno strumento per produrre statistiche, ma il collegamento tra l’osservazione epidemiologica e la capacità di intervenire. È per questo che l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dedica alle arbovirosi sistemi di monitoraggio specifici e, dopo l’identificazione nel 2026 di casi autoctoni di Dengue, ha aumentato per questa infezione la frequenza degli aggiornamenti (2,10).
BOX 2: ARBOVIROSI: DOVE SEGUIRE I DATIPoiché i dati cambiano durante la stagione e vengono progressivamente aggiornati e consolidati, per seguire l’evoluzione epidemiologica è preferibile fare riferimento alle fonti istituzionali. Dengue Chikungunya West Nile Tutte le arbovirosi |
Dal punto sulla mappa alla prevenzione
L’episodio osservato in Toscana acquista quindi un significato che va oltre il numero dei casi segnalati tra Piombino e Baratti. Mostra concretamente ciò che accade quando un virus trasmesso da zanzare entra in un territorio nel quale il vettore è già presente e costringe il sistema sanitario a muoversi rapidamente, ricostruendo i luoghi di possibile esposizione e intervenendo sull’ambiente prima che eventuali ulteriori catene di trasmissione possano consolidarsi (1).
Dengue, Chikungunya e West Nile raccontano percorsi differenti, ma conducono alla stessa considerazione: la geografia delle arbovirosi non è immutabile. Un virus può attraversare migliaia di chilometri insieme a un viaggiatore e incontrare, una volta arrivato, una zanzara già stabilmente presente; un altro può circolare tra uccelli e vettori e lasciare tracce della propria presenza prima ancora che il sistema sanitario intercetti un caso umano.
Forse è proprio questa la prospettiva con cui leggere le mappe delle prossime estati, non come immagini destinate ad alimentare allarmismi, ma come strumenti che ci mostrano in tempo quasi reale l’incontro tra virus, vettori, ambiente e popolazione. Perché, quando la geografia delle infezioni cambia, saperla leggere in anticipo diventa una delle forme più concrete di prevenzione.
Fonti bibliografiche
- Agenzia Regionale di Sanità della Toscana. Dengue in Italia e in Toscana: casi, cosa è e come si trasmette, sintomi, cura, prevenzione e aggiornamenti. 7 settembre 2026
- Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Arbovirosi: bollettini periodici e situazione epidemiologica 2026
- European Centre for Disease Prevention and Control; European Food Safety Authority. Aedes albopictus – current known distribution: April 2026. Stockholm: ECDC; 2026
- European Centre for Disease Prevention and Control. Seasonal surveillance of dengue virus disease in the European Union/European Economic Area, 2026
- Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Chikungunya. La pagina richiama anche i focolai di trasmissione locale verificatisi in Italia nel 2007 e nel 2017
- European Centre for Disease Prevention and Control. Seasonal surveillance of chikungunya virus disease in the European Union/European Economic Area, 2026
- Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Febbre West Nile. Informazioni epidemiologiche e aggiornamenti sulla sorveglianza nazionale
- Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. La sorveglianza dei casi umani di infezione da West Nile e Usutu virus. Report della stagione estivo-autunnale 2026
- European Centre for Disease Prevention and Control; European Food Safety Authority. Invasive mosquito maps. Distribuzione aggiornata dei vettori invasivi in Europa
- Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Arbovirosi news: aggiornamenti della sorveglianza nazionale 2026
