Nudge Day #8, Misure. La serie. Episodio 3: Caccia alle barriere (ovvero, perché de-prescrivere è un’arte)
A cura di: S. Forni, M. Theodule, G. Galletti, F. Gemmi
Se avete seguito i primi due episodi di questa serie, ormai vi sarà chiaro un concetto fondamentale: nel mondo della sanità, per decidere dove e come intervenire, bisogna prima misurare. Ma quando l'obiettivo non è introdurre un nuovo comportamento, bensì eliminare una pratica radicata ma a basso valore clinico (la cosiddetta de-implementazione o de-prescrizione), la misurazione si trasforma in una vera e propria attività investigativa.
Il Gruppo 2 del Nudge Day si è cimentato proprio in questa sfida, affrontando un classico "ospite indesiderato" degli ambulatori di medicina generale: gli esami di diagnostica per immagini in caso di lombalgia senza segni o sintomi di allarme (red flags).
Sappiamo tutti che una risonanza o una radiografia per un comune mal di schiena non specifico spesso non servono, costano e possono generare ansia inutile. Allora perché i medici di medicina generale (MMG) continuano a prescriverle? Cosa glielo impedisce? Per promuovere un vero cambiamento, la prima cosa da fare è mappare e prioritizzare le barriere percepite alla non-prescrizione.
Si comincia dal foglio bianco (!)
La mappa degli ostacoli
Il team (composto da specializzandi in igiene, medici competenti e coordinatori di ricerca provenienti da Firenze, Prato, Careggi e Toscana Nord Ovest) ha analizzato il problema dal punto di vista comportamentale.

Le barriere individuate toccano quattro macro-aree cruciali:


Dalla teoria alla misurazione: il questionario
Mappatura barriere - work in progress

Identificare le barriere è solo il primo passo. Come si fa a capire quale di queste pesa di più nella realtà quotidiana? Il Gruppo 2 ha deciso di focalizzare la propria azione sulla Comunicazione, considerata una delle leve più sensibili per scardinare il comportamento prescrittivo, e ha lavorato a decidere come misurarle nella pratica reale e quotidiana.
Per farlo, hanno progettato uno strumento ad hoc: un questionario mirato per i MMG. Le domande non cercano di capire se il medico sa cosa dicono le linee guida, ma misurano la sua percezione di efficacia comunicativa. Si passa da quesiti di immedesimazione ("Se tu fossi il paziente, cosa vorresti sentirti dire?") a scale di autovalutazione ("Quanto ti senti in grado di spiegare al paziente che l'esame non serve?"). Fino ad arrivare a veri e propri stress-test comportamentali, come simulare la spiegazione a tre target completamente diversi: un bambino, un adulto e un anziano.

Ostacoli lungo la strada
Il Gruppo 2 che mappa barriere

Lanciare un questionario nel mare magnum degli impegni dei medici di famiglia comporta dei rischi: il principale è, banalmente, che nessuno risponda. Per questo il team ha pensato a strategie di ingaggio concrete, come legare la compilazione all'ottenimento di crediti ECM. Inoltre, l'azione non può essere isolata, ma deve coinvolgere tutti gli stakeholder: dai Direttori di dipartimento territoriale fino ai rappresentanti dei cittadini.
E quindi? Quali azioni mettere in campo una volta raccolti i dati?

- Analisi dei fabbisogni formativi focalizzati specificamente sulle tecniche di comunicazione medico-paziente.
- Sensibilizzazione sui servizi di supporto disponibili (es. mediatori culturali per superare le barriere linguistiche).
- Restituzione strutturata dei dati, per mostrare ai medici stessi dove si annidano i colli di bottiglia e come i loro colleghi affrontano le medesime difficoltà.
Valutando ogni azione secondo i criteri di efficacia, semplicità di attuazione e rapporto costo-beneficio, il cammino verso una sanità più appropriata e "leggera" diventa non solo misurabile, ma finalmente praticabile.
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» Scarica le slide realizzate dal gruppo 2
Ci vediamo al prossimo episodio per scoprire come altri gruppi hanno deciso di misurare... per decidere!




