Antibiotico Resistenza

Ospedale e territorio: il consumo di antibiotici in Toscana

Antibiotico Resistenza · 13 dicembre, 2019
Giovanna Paggi

Comitato di redazione IOZ


Il 18 novembre si è celebrata la Giornata europea della consapevolezza sugli antibiotici promossa dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle infezioni (ECDC). L’iniziativa ha dato, come ormai da alcuni anni, l’avvio alla Settimana mondiale degli antibiotici, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per sensibilizzare i cittadini sul corretto uso di questi farmaci e sui rischi connessi al fenomeno dell’antibiotico-resistenza (AMR), che potrebbe in breve tempo rendere vana la loro efficacia.

Nel 2050, secondo le stime, la resistenza agli antimicrobici potrebbe uccidere oltre 10 milioni di persone l’anno che, per l’Europa, significherebbero circa 390 mila decessi. Attualmente, dei 33 mila decessi che si verificano in Europa ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10 mila avvengono in Italia. Gli ultimi dati forniti dall’ISS rilevano che i livelli di antibiotico-resistenza delle specie batteriche sotto sorveglianza sono ancora molto alti, nonostante gli sforzi messi in atto, molti dei quali sono compresi nel Piano nazionale di contrasto dell'antibiotico-resistenza 2017-2020. Le azioni del piano consistono nel monitoraggio, sorveglianza e contrasto del fenomeno dell’antibiotico-resistenza sia nel settore umano che veterinario.

Molte le pubblicazioni, gli strumenti d’informazione e formazione che sono stati redatti e sviluppati in occasione di questa settimana. Ne sono esempio le iniziative OMS e AIFA.

La campagna OMS sul corretto uso degli antibiotici quest’anno ha avuto l’obiettivo di incoraggiare la responsabilità e l’adozione di buone pratiche tra la popolazione, il personale sanitario e i decisori politici.

AIFA ha promosso la compilazione di un breve quiz da parte dei cittadini italiani, sui principali social media, per ampliare le conoscenze sugli antibiotici favorendone il corretto utilizzo. Per gli addetti ai lavori ha inoltre pubblicato il secondo rapporto Uso degli antibiotici in Italia, strumento utile per monitorare l’uso degli antibiotici nell’uomo e individuare le aree di maggiore criticità. La situazione italiana desta grande preoccupazione sia per quanto riguarda la diffusione dell’antibioticoresistenza sia per il consumo degli antibiotici; infatti, nonostante una tendenziale riduzione, il consumo continua a essere superiore alla media europea, con una grande variabilità tra le diverse regioni. Le differenze d’uso non riguardano solo il numero delle prescrizioni ma anche la tipologia degli antibiotici prescritti: l’antibiotico più usato in ambito territoriale e ospedaliero, è l’associazione amoxicillina/acido clavulanico. L'AIFA evidenzia che i dati del rapporto suggeriscono un probabile sovra-utilizzo di questa associazione, al posto della sola amoxicillina, che ha uno spettro d’azione più selettivo e ha quindi un minor impatto sulle resistenze. Questo è particolarmente evidente nella popolazione pediatrica dove, come indicato da diverse linee guida, l’amoxicillina è considerata la terapia di prima scelta per il trattamento in ambito territoriale delle infezioni batteriche più̀ frequenti in pediatria, come la faringo-tonsillite streptococcica e l’otite media acuta. Il monito dell'OCSE nell'ultimo rapporto Health at a glance afferma che, in Italia, "la prescrizione di antibiotici nelle cure primarie superano del 50% la media dei paesi dell'OCSE contribuendo potenzialmente a tassi più elevati di resistenza antimicrobica". Mettendo a confronto i dati della Toscana (dati ARS) nel territorio con questi dati e con quelli forniti da ESAC-net possiamo dire che il valore rilevato per il consumo di antibiotici ad uso sistemico (J01) di 18,6 DDD*1000 ab./die, è rimasto pressochè costante rispetto al 2017, risulta inferiore a quello italiano (ESAC-NET) di 19,5 DDD ed in linea con quello europeo (18,4 DDD) (Tab.1). L’Italia si colloca nel consumo territoriale al 12° posto tra i paesi europei e la Toscana al 14°. AIFA riporta un consumo per l’Italia di 16,1 DDD*1000 ab./die e per la Toscana di 14,6. Questi dati risultano molto più bassi di quelli rilevati da ARS e da ESAC-Net. E’ possibile che questa differenza derivi dalla una diversità nella fonte dei dati: flussi amministrativi per ESAC-Net ed ARS dati forniti dalle aziende farmaceutiche per AIFA. Sempre nella tabella 1 si riportano i dati di consumo per classe ATC, il rapporto AIFA non permette questa comparazione riportandola per classe di molecola.

Tab.1 dati di consumo per uso sistemico e per gruppo ATC sul territorio (ARS, ESAC-net e AIFA)

tabella 1

 

Il confronto dei dati toscani di ARS con quelli europei mostra che sia in Europa che in Italia si è verificata una consistente diminuzione nel consumo di beta lattamici, (J01C), tendenza che nei dati toscani di ARS non si è rilevata. I consumi di chinolonici sono in linea con la media italiana ma più alti rispetto alla media europea. Sono stati confrontati anche criteri di qualità relativi al consumo di antibiotici, utilizzati dall’ESAC (European Surveillance of Antimicrobial Consumption) (tab.2) considerando due indicatori:

1. consumo di associazioni di penicilline, incluso inibitori di beta-lattamasi, espresso come percentuale del consumo totale di antibiotici per uso sistemico (J01CR_%)
2. consumo di fluorochinoloni espresso come percentuale del consumo totale di antibiotici per uso sistemico (J01MA_%)

Tab.2 Indicatori di qualità ESAC (dati ARS,AIFA,ESAC-NET)

tabella 2

In ambedue i casi i dati toscani di ARS si discostano da quanto rilevato da ESAC-NET ed AIFA. Nel primo indicatore (J01CR%) il consumo percentuale di associazioni di penicilline, incluso gli inibitori di beta-lattamasi, risulta molto più alto mentre nel secondo indicatore il consumo di fluorochinoloni (J01MA%) è invece più basso.

Analizzando i dati di consumo negli ospedali toscani rileviamo, così come per il territorio, un dato che non varia dal 2017: 1,87 DDD*1000 ab/die pari a 99,9 DDD*100 gg di degenza. Nella tab.3 è riportato il confronto tra i dati ARS e quelli ESAC-NET espressi come consumo di DDD* 1000 ab/die. Nella tab.4 è riportato il confronto tra i dati ARS e quelli AIFA espressi come consumo di DDD*100 gg deg.

 Tab.3 Consumo di antibiotici per uso sistemico in ospedale per acuti in regime ordinario per classe

tabella 3

I dati di consumo di antimicrobici per uso sistemico in ospedale sono in linea con i dati europei, compreso il consumo di chinolonici.  Risultano invece più alti i consumi di betalattamici-penicilline e degli altri beta lattamici.   Nel confronto con i dati AIFA si nota che i dati di ARS mostrano un consumo  di antimicrobici per uso sistemico  molto più alto (99,9 DDD*100gg deg)  rispetto alla media italiana (77,7). Quando si confronta il consumo toscano, il dato AIFA si discosta da quello ARS risultando quest’ultimo più basso.  Al contrario, il consumo di chinolonici (11,9 DDD*100gg deg) secondo ARS è sensibilmente più basso rispetto alla media italiana (14,4) e al consumo toscano (14,4)  pubblicati da AIFA. Anche in questo caso le differenze sono determinate dalle cause sopra citate.

Tab.4 Consumo di antibiotici per uso sistemico in ospedale per acuti in regime ordinario per classe ATC di appartenenza, DDD per 100 gg deg (Dati ARS, AIFA)

tabella 4

Concludendo, possiamo dire che tra il 2017 e il 2018 la tendenza dei consumi di antibiotici per uso sistemico in Toscana non ha evidenziato rilevanti variazioni di consumo sia in ambito ospedaliero che in quello territoriale. Le due principali criticità rilevate negli ultimi anni, consumo eccessivo di betalattamici e di chinolonici, persistono; la prima, sia in ambito ospedaliero sia territoriale, la seconda soprattutto in ambito territoriale. Questi dati dimostrano che l’impegno per ottenere un uso appropriato e probabilmente più contenuto degli antibiotici richiederà negli anni futuri iniziative costanti e tenaci.

 *consumo fluorchinoloni

 

Bibliografia