Infection Control

Il bundle per la prevenzione delle infezioni da catetere venoso centrale: la pratica per la sicurezza del paziente

Prevenire le infezioni da CVC è strategico nella lotta alle infezioni correlate all’assistenza

Infection Control · 9 gennaio, 2014
Sara Albolino

Centro Gestione rischio clinico e sicurezza del paziente (CGRC)


La prevenzione delle infezioni da CVC è tra le strategie principali nella lotta alle infezioni correlate all’assistenza nel sistema di attestazione per le pratiche della sicurezza del paziente della Toscana.

Già da alcuni anni il bundle di azioni per la prevenzione di infezioni da CVC è promosso a livello regionale come pratica strategica all’interno degli ospedali. La compliance a tale bundle, in particolare delle unità che curano il percorso di area critica nelle aziende sanitarie toscane è andata migliorando nel corso del tempo. Il grafico 1 mostra come le pratiche per la prevenzione delle infezioni siano diffuse a livello regionale nelle nostre Terapie intensive e lì dove sono impiantati e gestiti i CVC.

grafico 1 CVC

Grafico 1 – Adesione alle pratiche per la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (pratiche incluse: uso corretto degli antibiotici; utilizzo CVC; mani Pulite; adesione alla rete di sorveglianza microbiologica)

Il CVC interessa una proporzione elevata di pazienti ricoverati nelle Terapie intensive (fino all’80%), ma viene utilizzato anche in altri contesti a minore intensità di cura. La letteratura americana riporta una frequenza di Infezioni Correlate a CVC (ICCVC) pari a 5,3 per 1.000 giorni/catetere in Terapia intensiva, con una mortalità attribuibile intorno al 18%, un prolungamento medio della degenza pari a 7 gg e un costo compreso tra 3.700 e 29.000 $.

Il 90% di tutte le batteriemie è associato a CVC. In Toscana l’incidenza di batteriemie correlate a CVC è di 1 CR-BSI/ giorni catetere (2011) vs 1,9 CR-BSI/giorni catetere (range 0,3 CR-BSI/1 1000 giorni catetere in Lituania, 3,4 per 1.000 giorni catetere in Spagna, European for Disease Prevention e Control Survelliance of Healthcare - Associated Infection in Europe, 2007 ECDC, Stockholm, febbraio 2012).

Proprio di recente i requisiti minimi di qualità e sicurezza che garantiscono la corretta applicazione della pratica per la prevenzione delle infezioni legate al CVC sono state revisionate dalla Commissione regionale per la Prevenzione delle Infezioni correlate all’assistenza, tenendo conto del lavoro in precedenza realizzato con l’importante collaborazione dell’ARS e degli operatori delle aziende sanitarie.

In particolare nella revisione sono stati individuati come requisiti minimi di qualità e sicurezza nella prevenzione delle infezioni da CVC, le azioni principali del bundle:

Igiene delle mani Lavaggio con acqua e antisettico o frizionamento con gel alcolico prima dell’inserimento, ma anche prima di qualsiasi manipolazione o medicazione
Selezione del sito inserzione Evitare la femorale
Disinfettante Utilizzo di clorexidina alcolica per la disinfezione della cute
Sterilità Barriere di massima sterilità durante l’inserimento
Gestione/rimozione Sorveglianza giornaliera del sito di inserzione. Rimuovere il CVC prima possibile

Tabella 1 - Azioni principali del bundle CVC

Ulteriori requisiti essenziali della pratica sono identificabili nel fatto che per ogni CVC posizionato: esiste una scheda specifica per la gestione e il monitoraggio o uno spazio dedicato in cartella clinica (medica e infermieristica); esiste una procedura condivisa con gli operatori (medici e infermieri) e periodicamente rivalutata e aggiornata per l’applicazione delle principali raccomandazioni.

La corretta applicazione di questa pratica per la prevenzione delle infezioni da CVC è monitorata con alcuni indicatori di esito organizzativo: presenza di scheda o sezione specifica della documentazione clinica per ogni paziente portatore di CVC; presenza della procedura aziendale sulla prevenzione delle infezioni CVC correlate; monitoraggio del livello di adesione al bundle a livello di struttura e aziendale

Con la Delibera regionale (DGR 441/ 2013) quest’anno è stato sancito l’avvio del processo di attestazione di secondo livello delle pratiche per la sicurezza del paziente. Tale attestazione è volontaria e può essere richiesta da ogni Azienda sanitaria toscana per uno o più dipartiemnti/ aree funzionali che desiderano ricevere il certificato di corretta applicazione di una serie di pretiche orientate alla prevenzione di un rischio specifico. Seguendo quindi anche qui la logica del bundle, per esempio per il 2014 il Centro GRC ha definito come pripritaria l’applicazione dell’insieme delle pratcihe che prevengono le infezioni correlate all’assistenza ( e quindi anche la pratica per la prevenzione delle infezioni da CVC) e quelle che garantiscono la sicurezza in chirurgia. Per ottenere l’attestazione è necessario fare richiesta al Centro GRC che valuterà il processo di monitoraggio interno aziendale delle proprie pratiche e il loro livello di applicazione grazie ad una on-site visit molto snella concentrata sulla verifica delle cartelle, l’osservazione delle attività e i colloqui con gli opertaori. L’attestazione di secondo livello può essere richiesta anche per le nuove pratiche che non sono ancora state autocertificate nell’ambito dell’accreditamento istituzionale. L’attestazione improntata sullo spirito di volontarietà sarà prerequisito dell’accreditamento di eccellenza.

Link esterni

  1. Centro Gestione rischio clinico e sicurezza del apziente – Regione Toscana.
  2. Report European for Disease Prevention e Control Survelliance of Healthcare - Associated Infection in Europe, 2007 ECDC, Stockholm, febbraio 2012.
  3. Strategia dell’Institute for Healthcare Improvement per l’applicazione del bundle CVC.