Infezioni

COVID-19: l’incertezza, i riferimenti informativi

Quando si manifesterà il picco?

Infezioni · 20 marzo, 2020
Giacomo Galletti

Ricercatore ARS Toscana


Il 16 marzo è stato pubblicato un articolo1 sul British Medical Journal secondo cui, sostanzialmente, nel Regno Unito gli effetti del coronavirus si trascineranno fino all'estate del 2021, con l’80% della popolazione infettata e il 15% (quasi 8 milioni) bisognosi di ospedalizzazione. Così almeno si dedurrebbe da un briefing document prodotto dal Public Health England per il Governo.

Rispetto a queste prospettive noi italiani risulteremmo più ottimisti: tre giorni prima infatti, il 13 marzo, si legge sul Sole 24 Ore2 che il Governo, nella relazione tecnica del terzo decreto sull’emergenza atteso in Consiglio dei Ministri, stimerebbe il raggiungimento del picco il 18 del mese, con “soli” 92mila contagi e oltre 360mila in quarantena.

Fare previsioni in scenari che sembrano cambiare giorno per giorno è però complicato, tant’è vero che il 17, giorno prima del picco ipotizzato dal Governo, sulle pagine di Repubblica3 si legge: “Quando sarà il picco? Tra una settimana (o due) l'impennata dei contagi. E dopo dipende da noi…”.

Alle opinioni degli esperti che si confrontano sul tema SARS-COV2 sulla carta stampata, altri propongono letture online: “se l’epidemia italiana di COVID-19 seguisse una tendenza simile a quella in Cina, il picco potrebbe essere raggiunto intorno al 10 –15 Aprile,” scrive Marco Geddes sul blog Saluteinternazionale.it4, nel recensire un articolo di Lancet con simulazioni di scenari epidemiologici e conseguenze sulla gestione delle terapie intensive. Nelle stesse ore, all’Università di Genova, un team di infettivologi ed esperti di sistemi complessi e informatici produce una simulazione che considera anche la variabile del comportamento degli italiani nel rispettare le regole. Il picco5 viene riportato al 25 marzo.

Quindi, il picco, alla fine, quando si manifesterà?

E la situazione in generale come evolve? E gli asintomatici sono effettivamente contagiosi? E le terapie intensive riusciranno a reggere? E l’estensione dei tamponi sarà efficace? E il vaccino? E gli altri paesi? E Trump e Boris Johnson?

Ma soprattutto, oggi, in attesa della conferenza stampa della Protezione Civile alle 18, in generale, come siamo messi?

Di fronte a tante notizie e informazioni pubblicate ovunque e da chiunque – esperti e non esperti, soggetti istituzionali e non, testate giornalistiche e blog personali, social… - sul coronavirus, può capitare di arrivare a fine giornata senza aver compreso e assimilato a fondo la situazione attuale sul SARS-COV 2, e con la sensazione di non aver appreso, alla fine, niente di specifico.

È la cosidetta “infodemia”, ovvero quella che secondo l’OMS sarebbe “una sovrabbondanza di informazioni – alcune accurate altre no – che rende difficile alle persone trovare fonti attendibili e indicazioni affidabili quando ne hanno bisogno"6. In un senso più ampio, è la confusione che può indurre l’eccesso di informazioni, tanto da rendere più complicato assimilare quelle che sono davvero rilevanti per noi (il tutto senza considerare le varie ed eventuali che circolano sui social e i messaggi inoltrati su Whatsapp, da cui si tende ad apprendere come i gradi di separazione tra il comune cittadino e il virologo di fiducia si siano abbassati da 5 a 1 in quindici giorni, nello stesso periodo in cui la Vitamina C risultava introvabile nelle farmacie...).

Tornando però alla questione del picco, malgrado l’autorevolezza delle fonti riportate è chiaro che l’incertezza, nel confrontare le diverse previsioni, permanga. È tuttavia altrettanto chiaro che non possiamo fare a meno di configurare prospettive, sia in chiave di intervento pubblico, sia in chiave rassicurazioni private sul lock-down e sullo stress per il personale sanitario.

Giorno per giorno, ci confrontiamo quindi con una mutevole incertezza generalizzata, sperando nel meglio, aspettandoci il peggio.
Storpiando e riassemblando l’Inferno dei viventi del Calvino delle Città invisibili, potremmo quasi affermare che, oggi, “l'incertezza dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è una, è quella che è già qui, l'incertezza che abitiamo tutti i giorni, che avvertiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'incertezza e diventarne parte fino al punto di non farci più caso.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'incertezza, percepiamo come solido e rassicurante, e farlo durare, e dargli spazio."

Se questa trasposizione ha un qualche senso, possiamo allora chiederci che cosa, nel dibattito sul COVID-19, in chiave prospettica, appaia come assodato, acquisito, rassicurante, meritevole di spazio (attenzione, tempo).

Per quel che mi riguarda, il mio punto fermo è la curva da appiattire con le sue derivate, ovvero la crescita quotidiana (o la decrescita) dei contagi (la derivata prima) e l’incremento quotidiano (o il decremento) della crescita o della decrescita (la derivata seconda).
Semplificando, si tratta di valutare se i nuovi contagi indichino un andamento esponenziale o proporzionale della curva, perché, in fondo, è da qui che possiamo valutare se le misure di contenimento adottate stiano avendo effetto.
Ma effetto su cosa, precisamente?

Facendo un passo indietro, può essere interessante recuperare quello che può essere un riferimento utile nell’offrire una chiave di lettura delle informazioni che quotidianamente riceviamo: al storia del “flatten the curve” (abbatti la curva).
Se si digita l’espressione su Google – Flatten the curve – appaiono quasi 32 milioni di risultati in meno di mezzo secondo (oggi, 18 marzo). Si tratta infatti del grafico (figura 1) più famoso, diffuso e condiviso, sulla pandemia, e può aiutare a salvare milioni di vite. Ne scrive in particolare (e bene, come sempre) il Post.it7.

Figura 1. Abbatti la curva (Fonte: https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2020/03/abbatti-la-curva-ilpost.jpg)

 abbatti la curva ilpost

Al link riportato in nota, possiamo leggere di come “il grafico che oggi condividono tutti fu pubblicato in una sua prima forma nel 2007, all’interno di un documento preparato dai Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) negli Stati Uniti. Lo studio era dedicato alle misure da adottare nel caso di una imminente pandemia, attraverso forme di prevenzione come il distanziamento sociale e la chiusura delle scuole.”

L’intuitività del grafico ne giustifica l’odierno successo e i milioni di condivisioni sui social network nonché le frequenti pubblicazioni su siti e giornali: esso rappresenta chiaramente il senso delle misure di contenimento di un’epidemia. Rende immediatamente evidenti gli effetti delle modalità adottate per limitare i danni nella comunità: colpisce subito l’osservatore come quella curva più alta, prodotta dall’aumento dei casi senza intervenire sull’epidemia, ecceda facilmente le capacità delle strutture sanitarie di curare le persone colpite (indicate dalla linea tratteggiata). La curva appiattita, invece, rende ancora più forte l’impatto visivo degli effetti delle misure di contenimento dell’epidemia, quelle che fanno leva sui nostri comportamenti nel seguire le raccomandazioni: i contagiati nel tempo “si abbassano” al di sotto del livello di capacità massima del sistema sanitario. Possono essere curati.

Ecco perché la “curva da abbassare” risulta un elemento – visivo, simbolico – solido, su cui parametrare la nostra incertezza: perché investe due variabili, la “resilienza” dei nostri ospedali e quella dei nostri comportamenti, il cui rapporto è un fattore chiave nel dipingere lo scenario odierno e prospettare quello futuro della pandemia.

A costituire il fulcro di questo rapporto ci sono i posti letto attrezzati delle terapie intensive. È su questi che si gioca gran parte della partita.

Bene.

Ora, è proprio con questa curva proiettata in modo ben definito nel nostro immaginario (o almeno il mio) che leggiamo i dati comunicatici quotidianamente dagli organi di informazione, in generale, e dalla Protezione Civile9, dall’Istituto Superiore di Sanità10 e dal Ministero della Salute11, in particolare.

Sono numeri, sono tabelle, sono mappe

Eppure questi riferimenti non aiutano del tutto a “raffigurare” quella curva che nel nostro immaginario desideriamo vedere abbattuta, sostanzialmente perché, attraverso la comunicazione dei dati con i numeri assoluti di contagi, decessi, ospedalizzati e persone in quarantena, e gli “N più di ieri”, non è facile scrutarne l’andamento generale nel tempo.

I casi di oggi sono meno di quelli di ieri, va bene, ma la curva si sta davvero abbassando?

Quando il Capo Dipartimento della Protezione Civile comunica che “i dati seguono il trend; dalla settimana prossima si potranno vedere gli effetti delle misure”12, come accaduto il 17 marzo, noi la curva la immaginiamo, ma non la vediamo, non ne intuiamo la pendenza, non ci raffiguriamo l’abbassamento. E invece vederlo ci rassicurerebbe.

Tuttavia c’è un’altra risorsa informativa cui fare ricorso, un riferimento sicuro: la dashboard13 dell’OMS dei casi in Europa con gli ultimi aggiornamenti disponibili.

Provate ad aprire il link. A una prima occhiata la schermata vi sembrerà complessa, ma a guardar bene non è così.

Figura 2. Dashboard dell'OMS dei casi in Europa (Fonte: OMS)

Fig1 Who dashboard

 

Qui, sulla sinistra, si può selezionare la nazione di cui interessano i dati, mentre sulla destra appaiono le “curve”, si, proprio loro, in tempo reale. Queste possono essere ingrandite (pulsante con le quattro freccine che appare in alto a destra del riquadro) e poi manipolate per ottenere una migliore visualizzazione, semplicemente trascinando avanti o indietro i pulsantini bianchi sulla barra grigia che sta sopra al grafico. Se ci stiamo avvicinando al picco o meno, l’andamento della pendenza di queste curve ce lo può far capire.

Figura 3. Casi totali confermati (Fonte: OMS)

Fig2 Cumulative confirmed cases

 

Nei momenti di incertezza, le curve sulla dashboard dell’OMS possono offrirci un riferimento informativo importante.

Tutto questo ovviamente non serve ad eliminare l’incertezza né a tranquillizzarci sulle future prospettive.

Eppure, nel “contesto infodemico" generale, se non altro, poche fonti informative autorevoli, aggiornate e tendenzialmente esplicative14, possono facilitarci la lettura di fenomeni comunque complessi, offrendoci una (pur parziale) chiave di lettura attraverso un numero contenuto di elementi, informazioni, dati, cui dare spazio, cui dedicare tempo.

 

 Note

  1. https://www.bmj.com/content/368/bmj.m1071
  2. https://www.ilsole24ore.com/art/coronavirus-governo-stima-92mila-contagi-picco-18-marzo-ADfgS9C?fbclid=IwAR2ynhQ0MKGyTHe2t57hoxHseqqGuTGA43obOuFiEJ-YdPzgCWV6YBT-1G0
  3. https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/03/16/news/quando_sara_il_picco_del_contagio_del_coronavirus_tra_due_settimane_forse-251483885/?ref=RHPPTP-BH-I251485995-C12-P12-S1.8-T1
  4. https://www.saluteinternazionale.info/2020/03/covid-19-quando-ci-sara-il-picco/?fbclid=IwAR1SJIK1VvSOJSHWTfGVJabkGP5Yuh41z77472QGntgc-kXp66YLF0JbAe0
  5. https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/17/news/coronavirus_il_picco_secondo_gli_esperti_dovrebbe_essere_il_25_marzo-251541010/?ref=RHPPTP-BH-I251485995-C12-P3-S1.12-T1
  6. https://www.ars.toscana.it/2-articoli/4253-nuovo-coronavirus-2019-ncov-cina-infodemia.html
  7. https://www.ilpost.it/2020/03/17/abbatti-la-curva-grafico-storia/?fbclid=IwAR3kYSSzkXfJt-r5_TSS1lpcgqCXFgsTzAedFcqXp_Z0xZur53EcbsOFdfM
  8. https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2020/03/abbatti-la-curva-ilpost.jpg
  9. http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-sanitario/emergenze/coronavirus
  10. https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-sorveglianza-dati
  11. http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5351&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto
  12. https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/17/coronavirus-borrelli-protezione-civile-dati-seguono-trend-dalla-settimana-prossima-effetti-delle-misure-presto-mascherine-per-tutti/5740094/
  13. https://who.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/ead3c6475654481ca51c248d52ab9c61
  14. Qui ci sarebbe da aprire un altro fronte sul versante più squisitamente comunicativo e di data literacy, che rimandiamo ad altri momenti.

 

Per aggiornamenti generali sulla situazione coronavirus si rimanda alla news Nuovo coronavirus: ultimi aggiornamenti sul sito web dell'ARS Toscana